Sole 24 Ore di giovedì 9 aprile 2009, pagina 14
Buoni segnali per l'università
di Fabiani Guido

ISTRUZIONE VERSO LA RiFORMA Il corpo accademico pronto a superare le chiusure corporafive per riportare merito e competizione negli atenei - Indispensabile l'Agenzia di valutazione Buoni segnali per l'università di Guido Fabiani * In contrasto con tanti segnali negativi, oggi si stanno forse creando le condizioni perché si affermi laonvinzione che una nuova università non sia solo necessaria ma anche possibile.

Una nuova università è necessaria per almeno due ordini di ragioni. Inprimolupgo,perché alla fme di questa crisi non tutto sarà uguale all'oggi, e non ci sarà alcuno spazio per un sistema Paese che non abbia saputo fare del capitale umano la leva fondamentale dello sviluppo. In secondo luogo perché bisogna dare una risposta alle richieste che vengono da un pezzo importante della società, dagli studenti; da coloro che dovranno gestirne le sorti future.

Per chi vive l'università e sperimenta il rapporto quotidiano con gli studenti, è nettamente palpabile il senso di angoscia, di sfiducia e di rabbia che attanaglia tanti giovani, al di là delle differenziazioni ideali o politiche. Nella maggior parte dell'attuale movimento degli studenti non c'è ilrifìuto del rigore e della serietà negli studi Al contrario, essi stanno denunciando che il proprio impegno nel processo formativo è reso vano daunaprospettiva diprecarietà assoluta nella società che viene. L'ultima indagine di AlmaLaurea, analizzando le prospettive di lavoro di quasi i due terzi dei laureati post riforma ha sostenuto che «una generazione di giovani fra i meglio preparati, e quelle che seguiranno, rischiano di rimanere schiacciate fra un sistema produttivo che non assume e un mondo della ricerca privo di mezzi per valorizzarle». Siamo di fronte aun possibile dramma generazionale che esige una risposta seria e immediata sia del sistema universitario che del sistema politico.

Il sistema universitario non pu sfuggire alle proprie responsabilità. Esso, non sempre a torto, viene percepito come un sistema di poteri e competenze autoreferenziali, poco fmalizzati alle aspettative dei giovani e alle esigenze del Paese. Ma si sbaglierebbe a credere che nel mondo accademico non sia cresciutala sensibilità a queste critiche, assieme alla diffusa convinzione della necessità di una profonda azione di riforma e autoriforma. C'è sicuramente fastidio e scoramento per il ripetersi di attacchi indistintie per larecita di ricette fondate sulla scarsa conoscenza del sistema o su concezioni punitive, ma è ben percepibile nei singoli atenei la volontà di impegnarsi affmché l'università non siani vista come luogo di chiusure cor poi ative e di difesa diinteressi di settore e castali . Si è fatta strada e si sta consolidando la convinzione per cui la valutazione del merito è necessaria per determinare l'accesso e le carriere dei docenti. Viene richiesto, soprattutto da parte dei pi giovani, un saldo collegamento tra didattica e ricerca, accompagnato da un radicamento della cultura della valutazione, della efficienza e della efficacia dei servizi per sostenere la pratica di un'autonomia responsabile.

Si è ben compreso che solo con una determinata e visibile azione in queste direzioni l'universitasstudiorum pu rimanere il luogo riconosciuto dell'accumulazione e della diffusione della conoscenza; il luogo designato alla formazione della classe colta e dirigente del Paese; il luogo che non prevede barriere di nazionalità. Ma l'università da sola, con risorse insufficienti e ulteriormente ridotte, senza una garanzia sulle prospettive, non pu farcela. Come non riconoscere che il mondo della politica, nella sua interezza e senza distinzioni, si è da tempo dimostrato estraneo alla visione di una politica mirata alla tutela e allo sviluppo del capitale umano del Paese? Si deve per registrare che nelle ultime settimane si è realizzato un fatto molto positivo: lo scorso 24 marzo si è svolto un seminario promosso dal ministro Mariastella Gelmini con tema «Un patto virtuoso tra università e istituzioni». In quella sede è stato distribuito un serio documento introduttivo denso di problemi da affrontare sulla governancee sul reclutamento. E stàto un importante momento di confronto, di ascolto e diproposte che è stato successivamente ripetuto con discrezione, avviando una costruttiva fase di lavoro.

Siprospettano, quindi, interventi sullagovernance degli atenei, sui meccanismi di accesso e di progressione nella carriera accademica, norme che indichinodoverie diritti dei docentie che rimodulino le funzioni degli organi di governo delle università. Questo è veramente un buon segnale. Ora c'è da augurarsi che le norme che seguiranno definisca- no un quadro di principi e non gabbie rigide che rischierebbero di non essere adeguate all'articolazione e complessità del sistema universitario nazionale.

I megatenei, le piccole e medie università, gli atenei con facoltà di medicina e quelli senza, quelli che operano da soli nel territorio di riferimento e quelli che convivono con altre importanti realtà universitarie nelle grandi città, ipo litecuici e le università generaliste, quelli pi giovani e quelli di tradizione plurisecolare: tutto questo rappresentauna ricchezza di risorse e di specificità territoriali da mettere a valore attraverso un sistema diregole fondamentali comuni e un esercizio di autonomia responsabile rigorosamente monitorata dal centro.

Tre condizioni sono per irrinunciabili per rendere sostenibile un quadro di questa valenza. In primo luogo va avviata una Agenzia di valutazione del sistema universitario che sia realmente autonoma. In secondo luogo all'intervento di riforma deve corrispondere un impegno programmatico di risorse definito su scala pluriennale e mirato al raggiungimento di obiettivi di sistema e di ateneo. In terzo luogo, sul tema che riguarda lo sviluppo e la tutela del capitale umano l'intero mondo politico deve lavorare con una visione comune. I giovani debbono percepire chiaramente che ci si sta tutti impegnando in una azione per costruire e preparare il loro futuro. Il loro contributo è essenziale. Non sarà facile, ma bisogna provarci.

* Rettore Università Roma Tre O R]PRODUZIONE RISER5AT *** definiscano