Nel Bel Paese TATTICA POLITICA L'istituto Usa è riuscito ad assistere i colossi industriali a capitale pubblico, nonché a pizzare con successo il debito italiano Paolo Madron a Ma cosa avranno pensato alla Goldman Sachs quando l'estate scorsa, conversando con il Foglio, Giulio Tremonti si è lasciato (di proposito?) scappare che c'è pi moralità in un prodotto meccanico che in un prodotto finanziario, in un'auto della Eiat che in un future della loro banca? Probabilmente che la musica era cambiata, che la Palazzo Chigi merchant bank, come l'avevano definita i giornali della destra chiosando la tagliente definizione di Guido Rossi sul precedente governo D'Alema, non godeva pi dei buoni rapporti instaurati con Prodi e il prodismo. O forse che era un altro p di veleno indirizzato a chi, prima di diventare governatore diBankitalia, della banca era stato uno stimato vice presidente. Mario Draghi allora colse l'allusione senza pubblicamente commentare, come del restro avrebbe poi fatto a ogni dialettica bordata del superministro dell'Economia, Ma una banca d'affari, specie se si chiama Goldman Sachs, sa che bisogna tener conto di dove tira il vento della politica e, là dove occorre, bilanciare ed essere ecumenici. Fu così che, nel giugno del 2007, gli americani ebbero la pensata: dopo tanti consulenti di centro-sinistra, di sinistra- centro o di grande centro (Mario Monti), meglio pescare con decisione nelle acque della controparte. E il pesce fu davvero grosso. Nel giugno dcl 2007 la fedele ombra dcl Silvio Berlusconi uno e bis Gianni Letta entrava trionfalmente a far parte dell'advisory board di Goldman alla modica cifra di 6io mila euro il dialogo è bipartisan pi le provvigion. Come è noto, ci rest neanche un anno, perché richiamato in servizio seduta stante dal Berlusconi 1cr, blandito dalle parole del Cavaliere che se nessuno è indispensabile sua eminenza grigia, vero motore del governo, lo era certo pi di altri.
Quando lo misero sotto contratto, alla Goldman avevano fatto un ragionamento tutt'altro che peregrino: è uno dei pochi civil servant italiani che gli affari non dovrà andarseli a cercare, perchè saranno loro a cercare lui. Ma i dieci mesivolarono via come il vento, e giustamente Letta, considerandosi banchiere d'affari in prestito, continuava a sbogliare le complicate matasse che nel suo provvisorio stare all'opposizione Berlusconi gli passava. Curiosamente, l'unica operazione su cui mise fugace- mente gli occhi con indosso la casacca di Goldman fu l'Alitaha, Sulla pratica l'attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio la pensava all'opposto del suo referente politico. D'accordo con Prodi, e mostrando in questo grande lungimiranza, avrebbe voluto che la compagnia di bandiera finisse ad Air France, all'epoca assistita da Lehman Brothers, futura vittima sacrificale nella strage dei subprime che ha sconvolto Wall Street. Non aveva mai creduto, Letta, alla prosopopea delpatriottismo alato.
A proposito di Prodi, il professore di Bologna fu dal 1990 al anche lui consulente dellabanca americana. Nel suo ultimo governo vi trov un posto di rilievo, era sottosegretario al Tesoro con delega alle privatizzazioni, Massimo Tononi, ora tornato alla Goldmandi Londra ad occuparsi di fusioni e acquisizioni. Tononi era stretto collaboratore di Claudio Costamagna, l'italiano che pi ha fatto carriera nella banca prima di uscire per mettersi in proprio tre anni or sono. Definito suo malgrado banchiere prodiano, beccato dai giornali del Cavaliere perchè testimone di nozze di Angelo Rovati, all'epoca consigliere economico di Palazzo Chigi poi dimessosi perchè non ortodosso autore del pianodi scorporo della rete Telecom, Costamagna butt alle ortiche il suo britannico aplomh in una famosa intervista a Panorama in cui proruppe in un clamoroso «Mi sono rotto i co...di essere considerato in Italia solo come l'amico di Prodi», sciorinando tutta una serie di operazioni fatte, a cominciare dalla privatizzazione dell'Ente Tabacchi, Berlusconi regnante. Ancora adesso Costamagna, che bolla come una solbnne stronzata la teoria di questi tempi qui a New York assai dibattuta su Goldam Sachs uguale Spectre, pensa che il successo della sua cx casa tornata a macinare utili e bonus miliardari «si debba esclusivamente al fatto che chi ci lavora è una buona spanna sopra tuttii concorrenti». E sulla sua capacità di intessere relazioni, aggiungiamo noi, che per chi fa quel mestiere non è certo un requisito secondario, E pur vero che gli affari, come i soldi, non hanno colore. Ma la capacità di dialogare con tutti, anche in un paese come l'italia che ne è pesantemente condizionata, talvolta riesce a superare la logica delle appartenenze. Al tempo del dominioberlusconiano sulla politica il poco morale ifiture di Goldman Sachs di cui all'inizio non ha impedito alla regina diWall Street (vedere alla voce Eni, Enel, e Finmeccanica) diassistere colossi dello statalismo industriale, nonché di continuare apiazzare con successo il debito italiano.
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