In Italia bassa protezione sociale Rapporto Ue: i lavoratori a rischio povertà sonopi numerosi della inedia Ue Fonte: Cornrn:ss:one UL ROMA Avere un lavoro pu non bastare, la povertà avanza - in Italia pi che in Europa - e i sistemi di protezionemessi in atto per aiutare le famiglie harmo un impatto troppo bassoper contrastare davvero la crisi. 11 periodo è duro per tutti, ma per l'italia un p0' pi che negli altri Paesi Ue. Lo testimonia un rapporto della Commissione europea (<(Crescita, lavoro eprogresso sociale») che, per la prima volta, analizza l'impatto che la crescita economica dovrebbe avere sulla povertà. I dati sono del 2007, ma - sottolinea la Direzione Affari sociali Ue - del tutto attuali, perché< ditrendèstablledaanrìi»eal generale aumento del tenore di Maiwa il reddi*o huogarato E e nosfremisua soio utili solo uel 17% dei casi vita è corrisposto «un parallelo aumento delle diseguaglianze».
Stadi fatto che il rischio indigenza, in Italia, coinvolge 1120% della popolazione, contro una media Ue ferma al 17. La povertà e strettamente legata alla mancata occupazione, ma avere un posto non sempre basta, visto cheil 10% dei lavoratorièpovero (l'8nellamediaUe),vivealdisot- todiunlivello considerato dignitoso e non pu nemmeno contare su una discreta capacità di sostegno da parte degli ammortizzatori.
I precari sono pi colpiti rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato (il rischio povertà passa al 19% contro il 13% europeo), ma la protezione sociale è insufficiente per tutti. Non tanto per la entità dei capitali investiti (26,6% del PII, in linea con la mediaeuropea) quanto pergli effetti prodotti. Da noi le misure studiate per alleviare il rischio indigenza producono buoni effetti solo nél 17%o d?i casi, c ntro una media europea di successi del 38% (in Svezia addirittura del 60, in Francia al 50%).!! problema, secondo lo studio, è che «in Italia non c'è il reddito minimo, che è un mezzo molto importante per combattere la povertà».
il guaio, spiega lo studio della Commissione Ue, è che non si profila all'orizzonte alcuna inversione ditendenza.An4ilpro- biema, già evidente, pu vedere nell'attuale crisi un moltiplicatore di effetti.
I dati sull'occupazione che arrivano dall'industria italiana, non sono - a questo proposito - affatto confortanti, anche nei settori ad alta tecnologia. «Nel 2009 l'Italia perderà 20 mila posti. Si tratta soprattutto di tecnici eingegneri. Se questa gente resta fuori dal mondo del lavoro per pi di 12 mesi, rischiamo di perderla per sempre perché il ritmo dell'innovazioneèfrenetico», ha detto Paolo Angelucci, presidente diAssinform, lanciando il grido d'allarme per il crollo del 9% (<dI peggiore dal 91») subito dalla domanda nel primo semestre del 2009. Fun avvertimento a mantenere alta latensione nonostanteleprimeavvisagliediripresa arriva anche dalla Confindustria: un'indagine del Centro studi segnala che in agosto c'è stato un rimbalzo della produzione industriale (pi 6,7 su luglio), ma a settembre - rispetto al mese precedente - vi è stata una nuova flessione del 3,3% «Stiamo uscendo dalla recessione - Quanto viene aidotto il aisclaio-povertà dai trasferimenti sociali (pecentuao d rtduzione) 60 LUISA GRION GIORGIO LONAROI conclude il rapporto - ma i livelli di attività sono ancoramolto depressi».
*** (l'8nellamediaUe),vivealdisottodiunlivello ditendenza.An4ilprobiema,