Sole 24 Ore di giovedì 15 ottobre 2009, pagina 1
La lezione di Bob Dylan e gli operatori della finanza - Teniamo in cantina lo spumante
di Deaglio Mario

di Bob Dylari e gli operatori della finanza Teniamo in cantina lo spumante La prospettiva di una «ripresa pallida» resta la pi probabile per gli operatori finanziari Pani Sanluelaan, li Ppnnnn premio Nobel per Veconomiaamerisano (nellpfoicsjha sostenuto che ogli studiosi continuano a blaterare di trasparenza e di obiettivi d'inflazloee, ma non ai accorgono che Roma sta brsrclandoa il ciclo. L'inizio della crisi scambiato per oscifiazione casuale Crescita frenata. Una forte incertezza condiziona gli scenari Dove sono finiti i miei < < compagni di diverti menti? Che ne è della miabella città? Qpestadev'essere la fme! La mia casa è diroccata». Così Bob bylan in KaatskiU Serenade, una canzone ispirata ?Ua figura di Rip van Vinide. Secondo laleggenda, si trattava di unbuontempone del New England che un bel giorno si addorment in unbosco per risvegliarsi sette anni pi tardi. Inquei sette anni tutto era cambiato: gli inglesi erano stati cacciati, erano nati gli Stati Uniti, sua moglie era morta e la sta casa era, appunto, diroccata.

Un operatore finanziario che si fosse addormentato agli inizi del zotu per risvegllarsisetteanin pi tardi avrebbe forse pronunciato le stesse parole di Rip van Vinkle. Inquell'anno l'orizzonte economico dell'America era appena increspato da qualche nuvoletta e dopo un decennio di espansione straordinaria ancora si favoleggiava dellapossibilità che l'indice DowJones in poco tempo raggiungesse quota 30 mila; avrebbe, ritrovato questo termometro del capitalismo globale attorno a quota 8mlla, circa il 30% in meno di quando l'aveva lasciato.

Prima del suo sonno, finanzierie manager erano sorridenti e inclini aspesefoffi, econloro «ci si divertiva». Li avrebbe ritrovati improvvisamente seri, talora sbalzati dai loro posti di comando, talora sotto inchiesta. Avrebbe constatato che a Londra e New York le belle città delcapitalismoglobale,moltiristoranti erano chiusi e i negozi pi esclusivi esibivano i cartelli delle vendite promozionali; sbalordito, avrebbe potuto guardare le fotografie di intere strade di periferia delle grandi città americane con le case vuote e le porte e finestre sbarrate, segno visibile dello sfratto di proprietari che non erano riusciti a pagare il mutuo edell'impossibilitàdi chi li aveva sfrattati di trovare nuoy acquirenti o nuovi inquilini Lo sua particolare casa , ossia l'istituzionecreditizia per la quale lavorava, aveva molte possibilità di essere diroccata , ossia di essere stata chiusa o magari tenuta in vita grazie alPintervento pubblico.

Come andrà a fmirc questa straordinaria crisi chc ci scmbra scappata di mano, almeno nel periodo iniziale, che cambia forma c aumcnta di dimensioni ogni volta che si cerca di intcrvenire, che colpisce ormai duramente non solo il mondo, fino a poco fa dorato, della finanza, ma il cittadino normale con il suo posto di lavoro, i suoi risparmi, le aspettativepersée peri figli?

Occorre considerare subito che i fenomeni MARIO DEAGLIO Èa lezione *** economici hanno spesso carattere ciclico. Questo significa che all'analisi statistica molti di essi risultano soggetti per cause sulle quali non c'è accordo tra gli studiosi a oscillazioni che presentano elementi di regolarità. In particolare, l'andamento del Pil dei paesi a economia di mercato ha mostrato nel tempo un'alternanza di fasi espansive e di fasi recessive, con una tendenza generale alla crescita. L'analisi congiunturale consiste largamente nell'identificazione di questi andamenti e nella previsione degli sviluppi successivi.

Con riferimento alla figura i, una fase recessivainizia, di regola, con un lieve calo produttivo dal livello massimo raggiunto nel periodo precedente (A). E spesso di difficile identificazione, specie ora che il peso della produzione industriale (nella quale da alcuni settori provengono segnali premonitori, riportati dal cosiddetti indicatori anticipatori) è fortemente diminuito. Spesso quindi l'inizio della crisi, ossia l'andamento nel tratto AB, viene scambiato per un'oscillazione casuale e si scommette ancora sulla continuazione della crescita.

Èquanto avvenuto neipaesiavanzatinelsecondo trimestre del 2008, quando non si prest molta attenzione al leggero indebolimento cnngiunturale. Percorso il tratto daA a 13, le economie precipitarono nell'abisso di una re- cessione severa; corrispondente al tratto BC, descritta nella figura 2. Le organizzazioni internazionali modificarono nettamente in peggio le previsioni produttive per l'intero 2009. Difficilmente la caduta pu continuare ai ritmi del tratto BC, anche per la grande quantità di misure di sostegno varate dai governi, e in effetti, a cominciare dall'aprile 2009, si sono visti alcuni segnali di rallentamento della discesa (tratto CD).

Questi segnali furono accolti con un entusiasmo eccessivo; un giornale americano rilev che era come se gli occupanti di un aereo che staprecipitando si rallegrassero perla diminuzione della velocità di caduta. Alla l'me della primavera 2009, in effetti, per quanto la Borsa avesse reagito molto (troppo) positivamente ai primi segnali di rallentamento della discesa, lavelocità cnmplessivà del rallentamento produttivo risultava solo leggermente inferiore a quella del trimestre precedente, ma non vi era alcuna indicazione sicura che si fosse davvero in prossimità del sospirato punto 1), al quale ha inizio l'uptum, la svolta positiva che, dopo numerosi rinvii, veniva generalmente prevista per il terzo trimestre.

Cominciavano peraltro a manifestarsi voci che descrivevano in termini pessimistici l'inclinazione e quindi la lunghezza del tratto DE: in sostanza, dopo una caduta rapida si potrebbe assistere a una ripresa lenta, molto lenta. Nella migliore delle ipotesi, le stiinc di inizio autunno 2009 mostrano che i livelli pre-crisi (punto E) saranno raggiunti dai maggiori paesi nella seconda metà del 2010; con ipotcsi pi realistiche, occorre attendere il 2011. E solo quando si raggiungerà il punto E si potrà veramente dire di avere annullato, in termini generali, gli effetti negativi della crisi dal punto di vista della produzione, in quanto si sarà tornati al livello produttivo precedente; il costo della crisi in termini di mancata crescita potrà allora essere misurato come la differenza tra il livello AE e il profilo inferiore ABCDE corrispondente alla produzione effettivamente realizzata.

Siccome la popolazione nel frattempo sarà aumentata, ci vorrà altro tempo per riportare il Pil per abitante al livello acui era E ulteriore tempo per realizzare una produzione aggiuntiva fino a compensare la minor produzione del periodo di crisi. La crisi1 insomma, è una gran brutta bestia e deve passare molta acqua sotto i ponti perché si possa affermare che tutti i suoi effetti sono stati neutralizzati.

Non è possibile affermare che, arrivati all'estate del 2009, pi della metà dell'acqua della crisi fosse già passata sotto i ponti. Per quanto non siano mancati segnali di attenuazione dei sintomi negativi, i segnali di ripresa produttiva non appaiono ancora generalizza- ti. E, anche se relativamente improbabile, non pu essere del tutto scartata la possibilità di una nuova accentuazione della caduta produttiva: uno sguardo ai comparti dell'economia reale all'inizio dell'estate 2009, con la bancarotta della Generai Motors e le pessime notizie dai settori dell'auto, del trasporto aereo e di molti beni di consumo, non consente di escludere che la crisi prenda il percorso indicato nella figura con il tratteggio che passa per C', segnalando una ripresa della caduta e dunque spostando in avanti nel tempo i punti D ed E, rispettivamente a D'ed E'.

Si tratterebbe di una recessione aW (dotiNe-dip recession) il cui rischio è stato ripetutamente segnalato da Nouriel Roubini, l'unico economista americano ad avere accuratamente previsto gli andainenti fmanziari durante la crisi. Seamplifìcando al massimo, per Roubini, come p2r altri economisti, i governi si trovano tra l'incudine della deflazione e il martello dell'inflazione: se adottano la cosiddetta exit strate,ty, ossia applicano una dose appropriata di severità fiscale dopo aver inondato il mondo diliquidità per salvare lehan che, non vi sarà sufficiente forza nella ripresa della domanda, che potrebbe uscirne soffocata. Se invece nom adottano alcuna exit stiritegy, sarebbero i mercati finanziari a punire i governi riducerdo il prezzo al quale sono disposti a scambiare un debito pubblico mondiale divenuto assai dubbio.

In questo modo, la svalutazione del debito pubblico ripulircbbe i bilanci statali e ridurrebbe i patrimoni investiti in titoli di debito, ma consentirebbe alle economie di ripartire. Una cura, peraltro, estremamente brutale, con qualche analogia con quanto successe negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale soprattutto in Germaniae in Italia. Su questa linea, in termini espliciti e duri, va segnalato l'intervento del 94enne premio Nobel Paul Samuelson, in un articolo pubblicato su La Stampa Samnuelson afferma, tra l'altro, che «oggi gli studiosi di macroeconomia sono poco preparati per evitare i crack post-2007. Continuano a blaterare di trasparenza e di obiettivi d'inflazione, non si accorgono che Roma sta bruciando. Quello che pi serve ora è dare impulso alle spese di impatto Immediato. Adesso è troppo tardi per prograrnmare spese amedio e lungo termine, peresempioneilavoripubblici».

Va peraltro considerata la possibilità che le cure messe in atto, pur con tutte le loro debolezze, risultino efficaci. Si realizzerebbe così uno scenario che è stato definito quickJìx (rimedio rapido), benché, con il passare dei mesi, appaia un po' meno quick. llsso parte dal presupposto che, dopo tre-cinque trimestri dire- cessione dell'economia reale, le Borse sirianimino; la creazione dirisorse finanziarie che ne risulterebbe sarebbe sufficiente a dare fiato al- la domanda. In una variante di quest'ipotesi, a tale domanda darebbero un contributo fondamentale i nuovi settori industriali legati alle energie alternative, secondo i programmi dell'amministrazione Obama, nonché la per- durante crescita dei paesi emergenti, toccati daun semplice rallentamento e non da una vera e propria caduta produttiva.

L'ipotesi quickflx ha portato gli analisti finanziarie altri osservatori congiunturali a una ricerca frenetica degli indizi di una ripartenza dell'economia reale; tale ricerca ha permesso d'individuare soprattutto segnali di un rallentamento della caduta produttiva ma, a tutto il secondo trimestre 2009, mancavano ancora chiari segnali di inversione. Né essi erano discernibili nella calura d'agosto. L'aspettativa ditale inversione hafatto sìche il discorso, venato di estrema cautela, del governatore 13cr- nanke del 21 agosto fosse sufficiente a infiam *** recessione generalizzati.

direcessione alla perdurante 13crnanke mare le Borse, scatenando un clima di euforia.

Ammettendo che l'inversione si verifichi tra ottobre e dicembre 2009 nelle economie maggiori, va osservato che, nel corso del 2009, in ogni caso le stime sulla robustezza della ripresa che ne deriverà sono venute attenuandosi; la prospettiva di una ripresa pallida', benché possibilmente duratura e in grado di divenire meno esangue nel corso del 2010, riscuote la maggioranza dei consensi in campo fmannano, Questo ha come conseguenza che le Borse debbano anticipare l'economia reale.

Al momento di chiudere questo lavoro, l'incertezza è estrema ma una cosa appare ragionevolmente sicura: meglio aspettare a gridare vittoria, e lo spumante per ilhrindisi per il momento lasciarnolo in cantina.

11 testo di Moriofleaglioè trotto dalXIVRopporto sull'economia globale e l'italia, <(Alla scuola dello crisi»,promosso dal CenztroEinaudiedo UbiBonco Oggi la presentazione. IIXIV Rapporto sull'economia globale e l'Italia, Allo scuola dello crisi,viene presentato a Milano, presso la Banca Popolare Commercio e Industria, via della Moscova 33, alle 11,45.11 Rapporto frutto della collaborazione tra il Centro di ricerca e documentazione uigi Einaudi e Ubi Banca -si propone come strumento utile per comprendere gli scenari del dopo- shock finanziario, L'EFFICACIA DELLE CURE Analisti e osservatori guardano spasmodicamente a qualsiasi segnale, ma continuano a mancare Dalla teoria alla realtà FIG.1 PUNU CARATTERISTICI DI UNA CRISI CICLICA Come si oscilla dal lieve calo produttivo (AB), all'abisso della recEssione (BD) e i tempi lenti della ripresa (DE) o 0 o o w o o 0 e o.

A L I ;1] :: ;0] Linea temporale Mario Deaglio, Giorgio Arfaras, Anna Caffarena, Giorgio 5. Frankel, Giuseppe Russo, Allo scuola de/lo crisi, Guerrini e Associati editore, pagg. 198, 21,00 -5,0 ronle: «Alla scuola della crisi» Francia Italia chiare inversioni di tendenza *** doposhock