Corriere della Sera di giovedì 15 ottobre 2009, pagina 37
Intervista a Eric Knight - "L'Eni divisa vale molto di più, gli invesigatori esteri sono con noi"
di Agnoli Stefano

Il fondo Usa «Non c'è motivo per cui il gruppo petrolifero debba essere valutab meno di Total» «L'Eni divisa vale molto di pi , gli investitori esteri sono con noi» Knight: l'Iraq un colpo notevole, ma resta un problema di struttura MILANO fi colpo messo a segno in Iraq è «notevole», ma per il fondo Knight Vinke che ritiene l'Eni sottovalutato e chiede una sua divisione in due (o tre) parti non cambia le carte in tavola. Anzi, conferma che quello del gruppo resta un problema di struttura: «La questione dei vincoli finanziari rimane attuale visto che Scaroni afferma che dopo l'Iraq l'Eni non farà altre cose». Dopo lo showdown di fine settembre a Milano, Eric Knight, Ceo di Knight Vinke Asset Management, ha passato le ultime due settimane in un tour mondiale con gli investitori, da New York a Los Angeles fino a Londra, Amsterdam e Zurigo. «Non siamo andati in giro a raccogliere voti, non è il nostro stile. Ma anche secondo i grandi azionisti Eni che abbiamo incontrato, la struttura anacronistica del gruppo ne diminuisce il valore di mercato di oltre cinquanta miliardi di euro» Scaroni, invece, ha detto ieri al Financial Times che la vostra proposta distruggerebbe valore...

«Ci devono contestare con i numeri, altrimenti è troppo facile. Noi dimostriamo che separando una Oil company e una Gas company la prima rimarrebbe ancora una delle pi grandi majors internazionali, eliminerebbe i suoi vincoli finanziari trasferendo il debito alla seconda, e avrebbe un tasso di crescita della produzione petrolifera superiore al 10% l'anno, contro l'1-2% di oggi. La Gas company, invece, sarebbe grande come E.On perché avrebbe un valore di Go miliardi di euro. Grazie ai flussi di cassa delle attività pi mature dell'Eni sarebbe al sicuro dalle oscillazioni del prezzo del petrolio, e si ter Sono favorevole al nucleare per l'Eni, ma se il gruppo decider di non investire non ci dispiacerà rebbe anche il 52% di Snam» Ma spezzando in due l'Eni salterebbero le sinergie invocate da Scaroni. Non dovreste dimostrare che i vantaggi del gruppo, così come è, sono inferiori rispetto al presunto sconto dl 50 mIliardi?

«Ma l'onere della prova in questo caso non spetta a noi. Noi siamo esperti di valutazionidi mercato, mentre è la società che conosce il valore dei contratti, come quelli di importazione del gas stipulati ad esempio con Gazprom, e i dettagli di questi contratti non sono pubblici».

11 gas Eni e i gasdotti esteri, ha detto il governo, sono anche una questione di sicurezza nazionale. E in ballo, aggiungono a Metanopoli, si trovano i rapporti con la Russia, e i paesi nordafricani. Insomma, ci sono anche strategie di lungo periodo. Ci avete pensato a sufficienza?

«Puo anche darsi che sia così, ma guardiamo a quello che ci ha scritto l'Eni il primo settembre, peraltro sorprendendoci un po' perché negli ultimi due anni Scaroni non ci ha mai parlat di sinergie. Dove sono i vantaggi? Nei prezzi? Anche il ministro Scajola ha ricordato che ir Italia l'energia costa pi cara. la sicurezza? L'ultimo invernol'Italia ha dovuto ricorrere agli stoccaggi in occasione dello scontro Ucraina-Russia. L'accso alle risorse russe? To- tal e altre majors lavorano in Siberia senza dare in cambio i loro clianti. I rapporti con Libia, Algeria e Egitto? E' vero, l'integrazione Eni è stata un vantaggio, nia nel passato. I collegamenti sono stati fatti e non si potraino ripetere» Dal Tesoro fmora è arrivato un rn conunent, riuscfrete a farvi sentire dall'azionista pubbico che ha il 30%?

«Lcro hanno tutta la documentazione, ma non c'è fretta Mi aspetto. che una decisione sia presa con tutta calma, ed è chiarc che nulla si pu fare se l'interesse pubblico non è servito. Qaanto al 30% faccio notare che aentre nella Gas company lo Stalo resterebbe a quel livello, non c'è ragione per cui nella Oil company non possa scendere se il titolo fosse valutato a multipli superiori. E non c'è neppure nessun motivo per cui l'Eni debba valere meno di una compagnia come Total».

E favorevole a un Impegno Eni nel nucleare? Scaroni ha precisato che al momento non è nei suoi piani, ma non lo vuole escludere..

«Sono favorevole, ma sarebbe oneroso da un punto di vista finanziario e metterebbe ancora una volta in luce la questione dei vincoli. Se per l'Eni deciderà di non investire nel nucleare a noi non dispiacerà affatto» Un peso finanziario superiore verrebbe anche dal progetto South Stream sul quale l'Eni prosegue seriamente. Come lo vede?

«Bisognerebbe capire con quali capitali. Ma è impossibile dare un'opinione precisa perché sul progetto non c'è disclosure sufficiente. Comunque il nostro approccio non è politico se è questo che voleva sapere. Siamo indipendenti» Che cosa ci fa Knight Vinke con una holding in Svizzera? E vero che ha lavorato con Tito Tettamanti?

«La Knight Vinke et C.ie è una holding personale che non ha legami con la Asset Management, che sta a New York, è to talmente onshore e ha la Sec come regolatore. Con Tettamanti ho tutt'ora un rapporto di cordialità ma nessun rapporto professionale da quando ho fondato Knight Vinke» Scriverà dl nuovo all'aniministratore delegato dell'En!?

«Alla lettera ci sto pensando e una bozza è già sulla mia scrivania, ma non penso che la render pubblica» Stefano Agnoli r Con una valutazione pi alta della Oil cornpany il Tesoro potrebbe pensare a scendere sotto il 30% Eric Knight, fondatore e Ceo di Knight Vinke *** Total