Addio Lucchini alla Russia con dolore MASSIMO GIANNINI Sesidovessetrovare ontitoloal triste epilogo della parabola della gloriosa siderorgia privata italiana, forse non ce ne sarebbe uno pi azzeccato: alla Russia con dolore. Con la cessione dell'ultimo2o%ri joasloin mano allafamiglia, la gloriosa Lucchini è diventata al 100%diproprietàdel colossomoscovita Severstal. Così cala il sipario so un altro pezzo di industria italiana, e si chiude l'epopea di una grande famiglia bresciana che cede per sempre le sue insegoe al tnagnate Alexei Mordashov, Toccherà dunque auno dei tanti alani dello Zar Putio decidere le sorti di una realtà industriale che, solo fino al2008, valeva qualcosa come 2,7 miliardi di euro di giro d'affari, e che adesso siè ridimensionato diun terzo ed è gravato da quasi 500 milioni di debiti. Vedremo se deciderà di chiuderlo, di rivenderlo o, eventualità assai pi iznprobabile, dirilariciarlo, Comunque andranno le cose, pare difficile immaginare che possa riaffaceiarsi un altro campione nazionale , in grado di allearsi con Severstal o addirittura di ricomprare l'intero marchio rilevato asuo tenìpo dai russi.A meno che, anche in questo caso, Berlusconi non inventi chissà quale altra curdata tn- colore : si stenta Ceduto I ultimo a crederci sia 20 er conto perché ilpremier dell azienda ha adesso ben al dl tamiglia tre °mrie sia ner alI 'oligarca clisu una cm Mordashov pagnia di han diera si pu specularepoliticamenteniultodi pi rispetto aun impianto siderurgico.
Ora ci saràdarilletterealungo sui limiti del nostro capitalismo familistico, in cui i figli quasi mai si diniostrano in grado di difendere il solco tracciato daipadri. E ci sarà da recriminare a fondo su una recessione mondiale che ha colpito senza pietà l hardpower delle economie produttive. Ma nel caso specifico la vicenda Lucchini è anche il drammatico paradigma di un Paese che sista lentamenteimpoverendo pertotale mancanza diunapolitica industriale. C'è statountemnpo in cui, oltre al- la chimica, all'informatica, all'impiantistica, all'alimentare, esisteva una rinomata tradizione dell'acciaio italiano. Privato (quello dei Riva edel mitico l.uigi Lucchini, ribattezzato il re deltondino ) e pubblico (quello della grande Fiosider). Ora, anche qui, non c'è quasi pi nulla. Ecco cosa intendiamo, a dispetto delle false rassicurazioni governative, quando cootinuiamo a ripetere che da questa crisi uscirà un'italia pi povera.
rn.giannini@repubblica.it ),,,por,u7Ic,Nr pIsEr,vAm *** tncolore :
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