Sole 24 Ore di giovedì 11 marzo 2010, pagina 45
"Unire i gasdotti del sud Europa"
di Bellomo Sissi

Energia. IL ceo di Eni PaoLo Scaroni propone di fondere Le infrastrutture di Nabucco e South Stream «Unire i gasdotti del sud Europa» Gazprom non commenta ma le posizioni dei russi sembrano distanti 51551 Bellomo Nabucco e South Stream? Non solo i due gasdotti non si escludono a vicenda, ma potrebbero addirittura «fondersi», almeno per una sezione del percorso, diventando di fatto un'unica grande infrastruttura. L'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaronirilancia rispetto alle idee di Mosca, con una proposta che va ben oltre la non belligeranza tra i due progetti, l'uno di matrice europea (con un consorzio di societàprivate sostenute da Bruxelles) e l'altro nato dalla collaborazione tra San Donato e il colosso russo Gazprom. «E quello che le banche di investimento chiamerebbero uno strategic fit, una complementarità strategica spiega Scaroni Se tutti i partner decidesserodi fondere le due pipelines per una parte del tracciato, ridurremmogliinvestimentie icosti operativi, accrescendo complessivamQnte gli utili», Da una parte infatti c'è il Nabucco, promosso da alcuni tra i maggiori consumatori di gas, ma privo per il momento di significativi fornitori, dall'altra il SouthStream, che invecepu contare sulle risorse russe.

Per Mosca sarebbe una soluzione economicamente eccellente:

consentirebbe infatti di proteggere la posizione dominante sul mercato europeo del gas e di far risparmiare una grossa fetta di investimenti, perché il tratto comune del gasdotto potrebbe essere quello che attraversa la Turchia, rendendo superfluo costruire costose tubazioni subaquee nei fondali del Mar Nero. Da Cazprom non è arrivato per ora nessun commento. Fonti vicine alla società, interpellate daApcom, spiegano per che «per principio non pu esserci un compromesso tra i due progetti», in quanto la partita DOMANDA IN CRESCITA Peni numero uno di San Donato la sicurezza «si gioca tutta a livello politico». Pochigiornifa,perlaprimavolta, SouthSfream aveva d'altra parte ricevuto una sorta di sdoganamento da parte della Conrniissione europea: il nuovo commissario per l'Energia, Gunther Ettinger, aveva dichiarato che Bruxelles potrebbe anche appoggiare il progetto, «a condizione che rispetti le specifiche tecniche perla sicurezza». Anche South Stream infatti «accrescerebbe la capacità di importazione dell'Europa».

Ospite della conferenza annuale del Cera (Cambridge Energy Research Associates) a l-louston, Texas, Scaroni ha scelto di dedicare tutto il suo intervento al gas:

combustibile improvvisamente divenuto abbondante ed economico, per effetto del crollo della domanda e della «rivoluzione» dello shale gas, metano racchiuso inrocceargfflose che gli Stati Uniti stanno estraendo in grandi quantità, grazie all'impiego di nuove tecnologie.

In una situazione come quella odierna, osserva l'ad dell'Eni, «sembra quasi che le preoccupazioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti siano un ricordo del passato». Ma non è così. Grazie non solo alla ripresa ma grazie anche ai prezzi divenuti competitivi rispetto al carbone, la domanda rimbalzerà, tornando ai livelli pre-crisi «forse già dal 2012». E in futuro potrebbe accelerarè la crescita, in quanto il gas è il combustibile fossile a minori emissioni di anidride carbonica. Entro il 2Q2o, secondo le previsioni dell'Eni, l'Europa avrà probabilmente bisogno di importare iSo miliardi di metri cubi di gas in pi all'anno. E l'offerta rischia di non rispondere in modo tempestivo, perché i prezzi bassi hanno fatto anche «prosciugare gli investimenti».

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delle forniture tornerà presto a dominare l'agenda dei grandi produttori AL vertice di Eni. L'amministratore delegato Paolo Scaroni ***