Riformista di sabato 11 ottobre 2008, pagina 1
Quante balle in tv E' l'Anno zero dell'informazione
di Polito Antonio

Quante balle in tv È l'Anno zero dell' informazione DI ANTONIO POUTO Non vedo molta tv. Sono al lavoro quando comincia il prime time. Per l'altra sera ho visto Anno zero. Vi confesso che a me Santoro piace. E uno che sa fare televisione, come si dice in gergo. Solo che quella televisione non ha pi alcun rapporto con l'informazione. Volete chiamarla fiction, docu-drama, infotainment? Chiamatela come volete, ma non è informazione. Per la gente che guarda è indotta a credere che lo sia. E qui nasce un problema serio. Quando parlano di politica, e magari massacrano Berlusconi, chi se ne frega. La politica è chiacchiera. Ma quando parlano di mercati, dei soldi della gente, delle banche? Se mentre le autorit di tutto il mondo implorano i risparmiatori di non vendere, per evitare il disastro comune, la tv alla sera ti dice che i tuoi soldi sono in mano a dei banditi che li usano per scopi personali, il risultato è che il servizio pubblico diffonde il panico, e istiga a vendere. Diventa un attore della crisi, invece che un osservatore che informa sulla crisi.

AI video. La puntata di giovedì sosteneva questo: i banchieri sono dei truffatori seriali, i banchieri amici di Berlusconi sono pi trujjatori degli altri. Banche come Unicreditfregano i loro clienti mollando loro consapevolmente titoli spazzatura per pura avidit , facendosi firmare contratti capestro che poi stracciano per eliminare le prove del misfatto. C'è un Grande Vecchio, indicato in Geronzi, che sulla piazza di Londra ordisce colossali speculazioni pe regolare i suoi conti personali con Profumo, pro vocando lo sconquasso che è sotto i nostri occhi. Sono tesi ardite, spesso complottarde, sempre senza contradditorio, comunque legittime. Ma l'informazione è tale se dimostra le tesi con fatti. I fatti di Anno zero sono conversazioni con fonti anonime, ma trasformate inpiccoli sketch dove al posto della fonte anonima compare un attore, che parla con la sua voce e la sua faccia, cosicché lo spettatore è indotto a pensare che si tratti di un'intervista vera con persona informata dei fatti, mentre quello su) video è un attore pagato che ripete voci non dimostrate e spesso indimostrabili. Siamo al di fuori di ogni deontologia professionale. Se un mio cronista scrivesse un'intervista falsa, sarebbe una giusta causa di licenziamento. Ad Anno zero è un titolo di merito professionale. AI Quirinale. La visione notturna di Santoro mi è tornata in mente ieri mattina, mentre ascoltavo al Quirinale il presidente Napolitano che ricordava ai giornalisti il loro «dovere» professionale e civile: «Non alimentate un allarmismo che in questo campo pu diventare immediatamente fattore di aggravamento della crisi». E mi sono chiesto che fa la Rai. Intendiamoci: gi le mani da Santoro, nessuno tocchi Caino, basta con gli editti bulgari; ma, diamine, imponetegli almeno delle regole di deontologia professionale, ricordate gli che ci vuole una fonte attendibile e identificabile per dare del malfattore alla gente, e soprattutto proibite le finte interviste televisive con attore, che sono la depravazione finale del giornalismo televisivo.

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