TREMONTI BOCCIA LA MOBILITÀ Viva il posto fisso (senza fannulloni) Il precari ato è una necessità, non un valore: società efamiglia hanno bisogno di certezze A un patto, per : non scambiare la stabilità con la staticità e non fornire alibi ai parassiti La mobilità è utile. Ma non è un valore IYelle parole dei ministro non c'è alcuna nostalgia fiiscio-staialisia, né un apologia. dci fannulloni, tua l'urgenza di (1(11' SCUSO a quel reiteolo di reiaztoni clic è laforza di uno Stato dj Marcello Veneziani Sulla soglia dell'età grave, Giulio Tre- monti ha scoperto Parmenide, la scuola eleatica, ilprimato dell'essere sul divenire. a liquidato Eradito, la scuola neoliberista, il dominio mondiale del mercato, il capitalismo apolide e la finanza nomade, che vogliono i loro dipendenti senza fissa dimora. E vero, la stabilità è unvalore, la mobilità è una necessità. La stabilità è signorile, la mobilità è una servit . Ma come, Tremonti, il liberista radicale, si spinge ora a rivalutare ilposto fis - so? E una conseguenza rigorosa e perfetta della sua mutazione culturale e politica; dopo aver scoperto che le società reggono su Dio patria e famiglia anche sotto diverso nome, è coerente poi dire che le società hanno bisogno di punti fermi e posti fissi per dar senso e luogo al movimento. L'unica incongruenza è di natura personale: ha scoperto il (,..) primato dell'immutabilità dopo avermutato radicalmente posizione...
Sto facendo ifiosofia mentre sento che mi chiamate alla realtà della storia e dell'economia. Sappiamo quanti danni hanno fatto almeno negli ultimi decenni il mito elarealtà del posto fisso; è il dogma delle società inerti e ingessate, come quelle sovietiche, dove minima è laresponsabffità e massima è la pigrizia, dove non conta il talento, il rischio e la duttilitàmala ripetizione, la sicurezza ela fissità. So distinguere tra la stabilità che è un valore e la staticità che è invece una iattu- - ra. La prima Repubblica, ad esempio, era statica senza essere stabile: fondata sullo statallsmo e sulposto fisso, governata sempre dagli stessipartiti senza alternanza, non era per stabile, perché i governi cambiavàno ogni nove mesi e gli equilibri benché anchilosati erano fragilissirni. Non si decideva mai, si mediava di continuo. E i dipendenti pubblici erano inamovibii ma non avevano alcun senso della INCERTEZZA La flessibilità è positiva sotto il pjofilo produttivo, per è causa di fratture sociali e frustrazioni responsabilità loro affidata. ll posto fisso, sisa, è stato.spesso l'ombrello dei nullafacenti, dei medio cri, dei parassiti. - Ma- Tremonti ha suggerito una verità: nei nostri amti abbiamo scambiato una necessità per un valore. Infatti lui non ha demolito la mobifità e nemmeno la flessibilità;
se l'è presa con la mobilità assunta come valore in sé e non come mezzo, ruvido ma efficace, per migliorare le cose. Sappiamo che lavariabifità del posto di lavoro, l'incertezza, la mutevolezza producono frustrazioni e infedeltà, solitudini e fratture sociali; ci che migliora la produttività avolte peggiora lavivibilità e la società intera, So che è pi consono nel nostro tempo l'elo - gb delnomade rispetto alsedentario, è pi gradita la variabilità nell'era dei consumi, vincono la precarietà e la labilità rispetto alla durata e alia fedeltà; ma il nomadismo funziona finché c'è un orizzonte stabile che lo accoglie e lo garantisce. Si pu mutare ed esser liquidi dentro un quadro di solidità costanti. In una battuta, Tremonti ha liquidato Bauman e la sua società liquida.
Se abbiamo davvero senso dello Stato, che già nel nome indica ci che sta, e se crediamo davvero che una società abbia bisogno di certezze e punti fermi, come la famiglia, la città in cui si vive, la comunità in cui siamo inseriti, allora dobbiamo davvero dire che il posto fisso è un bene perché dà valore a quella continuità e a quel solido reticolo di relazioni e affetti. li mutamento logora i rapporti, deprime SBAGLI Non ripetere gli errori della Prima repubblica, fondata sul posto a vita ma priva di stabilità le identità e i legami, sra dica e sfascia le famiglie, le comunità. Non parlo pro domo mea; lo dice uno che non vive immobile col suo posto fisso nel suo luogo fisso, ma uno che è inquieto ed irrequieto, cambia continuamente luoghi e lavori, anche se non smette di scrivere. Non èun ritorno sovietico o una nostalgia fascio-statallsta di Tre- monti, che mi pare davvero immune da queste tentazioni, e forse nemmeno una furbata per allargare il suo consenso a quell'Italia venuta dalla Dc, dalla destra, dallo Statp, dal Sud (a cui ha offerto anche una banca) e dal sindacato. Ma è la semplice considerazione che mutare è una necessità, a volte un desiderio, ma viene prima la persona, la famiglia, la città. Produrre è un mezzo, benedetto e necessario; ma l'essere è un fine e tutelarlo è un valore. Quella di Tre- monti, beninteso, è un'apologia di Parmenide e non del dipendente fannullone. Da Brunetta li -bastone, da Tremonti la carota.
*** Tremonti iattu- MaTremonti Tremonti, Tremonti,