Repubblica di venerdì 20 novembre 2009, pagina 44
L'Estinzione dello Stato
di Rodota Stefano

L'ESTINZIONE DELLO STATO STEFANO RODOTÀ possono le istituzioni sopravvivere in un ambiente in cui la loro delegittimazione diviene una deliberata strategia politica? Che cosa accade quando il rispetto dellaCostituzioneè costretto arifugiarsi in luoghi sempre pi ristretti? Stiamo percorrendo una anomala e inquietante via italiana all'estinzione dello Stato?

L'Italia sta diventando un perverso laboratorio dove elementi altrove controllabili si combinano informe tali dainfettare l'intero sistema. E il contagio si diffonde dallapolitica all'intera società, dove ogni giorno vengono messi in scena il degrado del linguaggio, il disprezzo delle regole, l'esercizio brutale del potere. Di fronte a pretese e interventi particolarmente devastanti, come quelli che stravolgono la legalità in nome dell'interesse di uno solo, sievocalo stato d'eccezione , una categoria politica costruita per giustificare l'esercizio autoritario del potere di governo e che, tuttavia, rivelaunasuanobiltàintellettuale che non si ritrova nelle miserabili prassi italiane di questi tempi. Che sono ormai così diffuse e radicate daimpedire che siparlidello stato d'eccezionecome di qualcosa appunto eccezionale. Come si è parlato di emergenza permanente , per imporre logiche autoritarie e manomette - rei diritti, così è ragionevole definirelo stato delle cose italiane come uno stato d'eccezione permanente .

Sono gli stessi principi costituzion ali ad essere regolarmente violati, a cominciare da quello di eguaglianza. Non dimentichiamo che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il lodo Alfano proprio penI suo contrasto con quelprincipio. Dobbiamoricordarlo ancora oggi di fronte alle proposte di approvare una legge costituzionale che riproponga i contenuti di quel testo: anche questo tipo dilegge deve rispettare l'eguaglianza. Lo ha sottolineato fin dal 1988 la Corte costituzionale, affermando che i «principi supremi» dell'ordinamento italiano non possono essere «sovvertiti o modificati nel loro contenuto essenziale neppure da leggi di revisione costituzionale o da aitre leggi costituzionali». Tra questi principi spicca proprio quello dell'eguaglianza tra i cittadini.

Ma la diseguaglianza è stata codificatadamoite leggi, è penetrata profondamente nella società, sta creando categorie di sottocittadini . Nella vergogna del processo breve vi è la maggior vergogna dell'esclusione dai benefici degli immigrati clandestini. Questa erosione delle basi della convivenza nega l'universalità dei diritti fondamentali, legittima il rifiuto dell'altro e del di- verso, e così apre le porte a quei fenomeni di razzismo e omofobia che rischiano di diventare una componente stabile del panorama italiano.

Unavoltamessi daparte iprincipi, la distorsione del sistema istituzionale diventainevitabile e quotidiana, e non è pi sufficiente a spiegarla il richiamo dei conflitto d'interessi incarnato dal presidente del Consiglio. Si è manifestata una nuova forma di Stato patrimoniale , dove simescolano risorse pubbliche e private, l'influenza politica si sposa con la pressione economica, le aziende della galassia berlusconiana diventano snodi politici determinanti. Lo rivelano, tra l'altro, non solo ilcontinuuml\4e- diaset/Rai e gli annunci di normalizzazione di canali televisivi ancora un p0' fuori dal coro, ma anche le manovre che riguardano l'assetto complessivo delle telecomunicazioni, laproprietàdei giornali, il sistema finanziario.

Un potere che si è progressivamente concentrato in poche mani, con una idea proprietaria dello Stato che cancella gli altri soggetti istituzionali e azzera ogni controllo. Conosciamo la deriva che sta travolgendo il Parlamento, espropriato d'ognifunzione, e che ha portato alla clamorosa de - cisione di una serrata di dieci giorni della Camera dei deputati, decisa dal suo Presidente per denunciare l'impossibilità di lavorare. Un fatto davvero senza precedenti, che avrebbe dovuto provocare reazioni forti, che è stato piuttosto ricondotto alle schermaglie tra Fini e Berlusconi. La funzione legislativa è saldamente nelle mani del Governo attraverso i decreti legge e le leggi delega, e grazie al diffondersi delle ordinanze di protezione civile , sottratte a qualsiasi controllo parlamentare e che contengono sempre pi spesso norme di carattere generale, ben al di là delle emergenze che le giustificano. Ma è soprattutto la dimensione costituzionale ad essere evapo - rata. La Costituzione non appartiene pi al Parlamento, tant'è che d'ogni legge in corso di discussione si discute se il presidente della Repubblicalafirmerà o no, quali siano i rischi di una dichiarazione d'illegittimità da parte della Corte costituzionale. I custodi della Costituzione sono altrove, e la stessa Carta costituzionale rischia di veder mutato il suo significato se una istituzione centrale, il Parlamento, si comnporta come se le fosse estranea.

Molte aree istituzionali vengo - no così desertiflcate, prendendo anche a pretesto vere o presunte inefficienze. Si documentano i ridottissimi tempi di lavoro del Parlamento e se ne trae spunto per denunciare i deputati fannulloni, non per indicare misure per rivitalizzare il Parlamento, possi *** diverso, ilcontinuuml\4ediaset/Rai bili già oggi. La stessa tecnica è adoperata per attaccare la magistratura e legittimare l'ennesima legge ad personam, quella sul processo breve, giustificata con l'argomento della ingiustificata duratadeiprocessi. Maè del 1999 la riforma dell'articolo 111 della Costituzione che parla di una loro ragionevole durata , sono anni che la Corte europea dei diritti dell'uomo ci condanna per le lungaggini della giustizia, sono decenni che il dissesto dell'amnministrazione giudiziariapu essere definito una catastrofe sociale . Così sensibile al problema, la maggioranza di centrodestra non ha mosso un dito nella fase di governo trail200 le i12006, assai interventista in materia di giustizia, ma non per approvare misure e attribuire risorse pertagliare i tempi processuali, bensì per andare all'assalto dell'indipendenza della magistratura. E oggi vuole profittare di questa situazionepersottrarre Berlusconi ai processi e assestare un colpo ulteriore all'efficienza e alla credibilità della magistratura.

Un dialogo sulle riforme costituzionali, e la stessa politica quotidiana dell' opposizione, non possono ignorare tutto questo. Ebisognaricordare chelaCostituzione si conclude con un articolo che oggi esige particolare attenzione. E scritto nell'articolo 139: «Laforma repubblicana non pu essere oggetto di revisione costituzionale». Questo non vuol dire, banalmente, che non si pu tornare alla monarchia. Significa che il nostro sistema costituzionale presenta una serie di caratteristiche che definiscono la formarepubblicana e che non possono essere modificate senza passare ad un regime diverso. E proprio quello che non si stanca di ripetere, consobrietàefermezza, il Presidente della Repubblica.

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