Repubblica di venerdì 20 novembre 2009, pagina 36
Tremonti, lezione ai nipotini di Mao "Ribellatevi a banche e mercatismo"
di Visetti Giampaolo

Il ministro ha parlato nella scuola centrale del partito comunista cinese a Pechino Tremonti, lezione ai nipotini di Mao Ribellatevi a banche e mercatismo DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GIAM PAOLO VISETT PECINO Giulio Tremonti, ai funzionari comunisti di Pechino che lo squadrano con curiosità, spiega cosa ci fa nella Scuola centrale del Pcc: «Sono in Cina per imparare». Non è una barzelletta della sinistra. 11 ministro dell'Economia ieri è salito in cattedra nellaboratorio ideologico di quello che fmo a pochi mesi fa definiva «il Dragone che invaderà l'Europa con un nuovo imperialismo». Contro il><pericolo cinese» hascritto due libri, l'ultimo dal titolo Rischifatali. Sullo spettro dei »Paese senza regole a cui abbiamo fornito la corda per impiccarci», ha costruito la campagna elettorale. Accusava Prodi di essere la «quinta colonna della Cina», invocando »dazi contro l'invasione gialla» e definendo »suicida» cancellare l'einbargo delle armi a Pechino. Scusate compagni, è il senso della lezione pechinese su »cause ed effetti della prima crisi globale», mi sono sbagliato. Riscopre la sua »anima trotzkista», sintesi dei Financial Times, omaggia il partito e si lancia in uno spietato atto di accusa contro l'Occidente capitali- sta, il mercato, le banche, la finanza eil G2 che gliUsavorrebbero costruire assieme alla Cina. Barack Obama e uJintao, poche ore prima in piazza Tiananmen, hanno salutato i progressi della nuova »cooperazione strategica globale» tre le due potenze delsecolo.

UnTremonti pi maoista deiliberistifiglidiDengXiaoping, chelo seguono con crescente sorpresa, cita invece Marx, Kant, Confucio, la Bibbia, Goethe, Diderot e Toqueville per scavare un solco netto contro cli ultimi vent'ann i e contro L WSCORSO I ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è intervenuto davanti ai quadri del partito comunista cinese il nuovo corso della Casa Bianca.

«Per tenere in piedi un tavolo - dice - servono pi di due gambe. Come minimo tre, ma meglio venti, O qualcos'altro». Rilancia »un' Euro - pa riunita dalla crisi» ed esalta «il miracolo G20» Ma va oltre. «Serve un GlobalStandard , ilnucleo basedi un nuovo Trattato internazio - nale multilaterale».

Secondo Tremonti «un'altra crisi è dietro l'angolo, abbiamo guadagnato tempo, non risolto i La Cina ci sta mangiando vivi, Le merci che vanno in Cina hanno i dazi cinesi le merci che arrivano in Europa, no Dichiarazione del 31 marzo2008 Se la globalizzazione continua a svilupparsi a velocità forsennata, il dragone cinese possiederà la mite, la gentile Europa Dal volume La paura e la speranza , prima edizione marzo 2008 *** capitalista, problemi perché resta nelle banche una massa enorme di finanza fuori controllo». Spiega che «i debiti privati sono stati semplicemente trasformati in debiti pubblici». Di qui l'urgenza di »una nuova Bretton Woods, perfarcorrispondere un diritto globale a un mercato globale». Pi politica, chiarisce, e meno mercato perché «non possono essere i banchieri a scrivere le regole». Vede che i quadri comunisti cinesi, ormai sull'altra sponda, vacillano. ><o l'onore - sorride - didepositare quiuna prima bozza del mio Trattato. Non Voi di rivoluzioni avete esperienza:

iniziamo insieme una rivoluzione globale avrei potuto immaginare una sede migliore».

Non ricorda la sua storica opposizione all'ingresso della Cina nella Wto, citato invece come «una delle due date che, con il crollo del Muro,hanno cambiatolastoria». Il punto centrale della lezione è che (<sono stafligoverniafermarela catastrofe». Tremonti, teorico dei dazi anti-Cina, aggiunge per che «solo la ripresa pu allontanare gli spettri incomb enti del protezionismo e dell'inflazione». E' l'ultima frecciata all'America, assieme all' osservazione che «anche l'Italia ha un alto debito pubblico, ma almeno haun enorme risparmio privato». Il messaggio del «Giulio cinese» è che «il mondo pu riprecipitare nella crisi perché ha perso l'occasione di cambiare». «Vedo un ritorno all'industria e al lavoro - dice - ma la liquidità pubblica non è finita alle famiglie e alle imprese.

E' rimasta nelle banche, che guadagnano investendo nella finanza: per salvare il sistema riproducono una bolla preoccupante». a concluso cori: «Voi che di rivoluzioni avete esperienza: iniziamo insieme una grande, pacifica rivoluzione globale». L'applauso dei comunisti cinesi di Pechino è stato di cortesia. Avesse parlato a Shanghai, o a ong Kong, se ne sarebbero andati prima.

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