L'editore di Repubblica alla Oxford University per le lezioni annuali sul giornalismo De Benedetti: i giornali sono l'antidoto contro gli abusi del potere politico DAL NOSTRO INVIATO ENRICO FRANCESCIII1I OXFORD Il caso Berlusconi ha finito per illuminare quale sia «la ragione di sopravvivenza della carla stampata» nel nuovo tempo di internet: «L'autonomia dalpotere, l'esercizio ragionato di una critica, ilpunto d'incontro in cuiifattifanno nascere le idee, dove l'informazione diventa conoscenza, cittadinanza, responsabilltà><. Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo Espresso-Repubblica, ha concluso così ieri sera l'intervento che è stato invitato a tenere dal Reuters Institute for the Study ofJournalism presso la Oxford University, una <lecture>< annuale del pi importante centro europeo di studi sul giornalismo, sul cui podio erano saliti in passato l'editore del New York Times e il direttore del Washington Post. Introdotto da Chris Patten, rettore della prestigiosa università, ex-commissario europeo e alto esponente del partito conservatore britannico, che lo ha definito «un coraggioso difensore dello stato di dirittto, della democraziae del pluralismo><, l'ingegner De Benedetti ha parlato sul tema «Giornali e democrazia nell'era di internet-Il caso italiano><, discutendone con Timothy Garton Ash, politologo, columnist e docentedistoriaeuropeaaOxford, con Paolo Mancini, docente di scienze politiche all'università di Perugia e «visiting professor>< a Oxford, e conunfolto pubblico che comprendeva numerosi giornalisti e dirigenti di media britannici, tra cui Mark Thompson, direttore generale della Bbc, e il direttore del Sunday Tirnes John Whiterow.
«Il caso italiano è complicato><, ha detto De Benedetti, citando le cifre che lo illustrano: appena 10 copie di giornali vendute ogni 100 abitanti, contro 29 in Germania e 41 in Svezia; una televisione che divora una quota della torta pubblicitaria senza uguali nelle altre deinocrazia, il 54 per cento, contro il 36 negli Usa; il 46 per cento della popolazione per la quale la tiv è l'esclusivo strumento di informazione. A cui si aggiunge l'anomalia Berlusconi: «L'Italia è l'unico paese democratico al mondo in cui un unico soggetto, che è anche capo del pi grande partito, capo della maggioranza parlamentare e capo del governo, domina difatto l'universo televisivo nazionale, con un controllo proprietario sui tre canali privati e un controllo politico sui canali pubblici». Nel momento in cuillpremieritaliano, reagendo alle 10 domande postegli da Repubblica, invita le aziende a non fare pubblicità sui giornali «catastrofisti», invita pubblicamente gli imprenditori a boicottare Repubblica, suggerisce agli italiani di non leggere i giornali, «spiegando che la buona informazione esiste solo in televisione», ha continuato il presidente del Gruppo Espresso, ecco che la questione sulla «verità« intorno agli scandali che hanno fatto il giro del mondo riguardanti il presidente del Consiglio «divemita anche una questione di libertà». E in questo scenario la vicenda contribuisce a mettere in evidenza il ruolo ancora vitale della carta stampata nell'era diinternet, questione che riguarda non solo l'Italiama «tutte le democrazie«, semprepi inclinialleaderismo ealpopulismo: «Il buon vecchio giornale«, che approfondisce, analizza e rincorre <ilsenso delle cose, ci che vale la pena sapere, ci che merita ricordare, ci che resta da capire«.
Nel dibattito, GartonAsh ha notato che secondo lui l'Italia di Berlusconi avrebbe difficoltà a essere ammessa nell'Unione europea, a causa dello scarso pluralismo televisivo. Ma ha posto anche una domandaaDeBenedetti: perchéigoverni di centro-sinistra italiani di questi anni non hanno cercato di fare approvare una legge sul con- ifitto d'interessi? « effettivamente incomprensibile«, ha risposto l'ingegnere. «Il gruppo che presiedo nonèunpartito enonambisceadiventarlo, se facciamo opposizione è solo per ribadire l'amore che abbiamo per quella che Piero Gobetti chiamava una certa idea dell'Italia«.
*** conifitto