Corriere della Sera di martedì 9 febbraio 2010, pagina 41
Le radici al tempo di internet
di Fertilio Dario

Il dibattito L'Aspen Institute al «Corriere» sul futuro dell'Italia in vista del centocinquantesirn Le radici al tempo di internet I valori del Paese minacciati dalla generazione web. E dagli odi di parte di DARIO FERTI1JIO r n grande passato dietro le spalle, un presente rissoso, un futuro incerto. Fotografata così, come è emersa dalla tavola rotonda dell'Aspen Institute Italia, la questione dell'identità culturale italiana, e delle sue radici, non si presenta molto incoraggiante. Ma non avrebbe senso ricorrere a perifrasi, dal momento che il moderatore del dibattito, Giulio Tremonti, in qualità di presidente dell'Aspen e ministro dell'Economia, ieri ha evitato qualsiasi ottimismo istituzionale. E, quando si è trovato a definire il concetto di Stato-nazione, ha ammesso che due suoi pilastri, l'esercito e la triade Dio-Stato-Famiglia, hanno subito ormai una trasformazione talmente profonda da lasciarci senza punti di riferimento rispetto al passato.

Che fare, allora, in vista delle celebrazioni per i 150 anni dell'unità d'Italia? Rattorzare le radici, in modo da rinverdire ll vecchio tronco e renderlo riconoscibile anche al di fuori dei nostri confini? Oppure concentrarsi sul presente, cioè sul popolo di internet che sarà il portabandiera di domani? E siamo poi sicuri che li termine nazionale sia ancora attuale, in un'epoca di grandi aggregazioni come quella dell'unione Europea, e mentre chi ha meno di trent'anni corre ormai quasi esclusivamente sulle autostrade virtuali, dove non si parla italiano e rappartenenza nazionale è un requisito trascurabile?

La prima sensazione, in chi ha partecipato alla tavola rotonda dell'Aspen, è probabilmente un'incertezza per eccesso d'abbondanza, Siamo il Paese, si dice, con ll pi grande patrimonio artistico globale ma come ha rilevato l'economista Alberto (ìyadrio Curzio viviamo all'interno di un paradosso: li passaporto italiano è considerato uno dei migliori biglietti da visita del mondo, mentre la credibifità nazionale è scarsa. Peggio, pi ancora che alla memoria divisa la nostra inclinazione prevalente è alla rissa eterna, quando non ci abbandoniamo all'odio reciproco, al oichiii Paradossi Il passaporto italiano è considerato uno dei migliori biglietti da visita del mondo, ma la credibilità nazionale è scarsa smo, al gusto per l'autodenigrazione (in questo senso si sono ritrovati sulla stessa lunghezza d'onda sia il ministro Sandro Bondi che il giurista Guido Rossi, citando rispettivamente a testimoni gli scrittori Carlo Sgorion e Giacomo Leopardi). Ma anche Sergio Esco- ha, direttore del Piccolo Teatro di Milano, denunciando una forte omologazione del pensiero intellettuale, al limite della «autocastrazione».

Siamo ricchi di un grande passato, insomma, ma poveri di un presente in grado di valorizzarlo: non ci sono pi i consumatori d'éllte, per i quali erano stati costruiti i grandi teatri e musei, come ha rllevato Francesco Micheli, presidente della Micheli Associati, Anche la lingua, che dovrebbe avvicinare gli strati sociali pi popolari alla cultura, continua a esprimersi attraverso parole vecchie, asflttiche, omologate e in ultima analisi prigioniere del recinto in cui stanno racchiusi i nostri quattro milioni di lettori forti. E gli altri? Tagliati fuori: come se un'enorme testa intellettuale poggiasse su gambe fragilissime, secondo l'immagine proposta dal presidente del Centro per il Libro Gian Arturo Ferrari.

E qui le exit-strategy, le vie d'uscita dall'impasse, paiono tutto sommato due. una è quella dell'apertura interna±ionale: se il nostro patrimonio culturale non è adeguato al presente e lo Stato nazionale ci ha dato soltanto delusioni, tanto vale giocare in trasferta e misurarsì con l'Europa (qui per esempio si sono ritrovati la storica Simona Colarizi e il presidente dell'Ispi Boris Biancheri, ma anche il presidente della Pirelli Marco Tronchetti Pro- vera, che ha insistito su un nuovo modello di sviluppo). Oppure dedicarsi alla dostruzione di una nuova classe dirigente (su questo insiste il rettore della Università Cattolica di Milano Lorenzo Omaghi), e in particolare di un corpo insegnante motivato e premiato (il sug *** Escoha, Provera, gerimento dell'economista Fabrizio Onida), aggrappandoci intanto al ceppo dei valori greco-romani e cristiani (il sottosegretario all'In- temo Alfredo Mantovano).

Battitori liberi, pur da prospettive diverse, Umberto Veronesi e Antonio Scurati. Lo scienziato, scenico sul molo del patrimonio acquisito linguistico e nazionale, tutto teso alla necessità di cercare una piena integrazione non solo umanistica, ma soprattutto scientifica, con l'Europa. Lo scrittore, convinto che rivestimento culturale strategico sia principalmente quello nell'immaginario, Funico capace di spostare montagne e alzare barricate (come durante le Cinque Giornate di Milano, quando le pagine del Berchet e i quadri di ayez pesarono pi della potenza militare di Radetzlcy).

Ed eccoci allo snodo: un nuovo rapporto tra cultura umanistica e scientifica, su cui lo Stato possa giocare un nuovo molo, collegando la dimensionelocale (città, regione, territorio, su cui ha insistito Davide Rampello, presidente della Triennale di Milano) a quella globale (l'Europa e poi il mercato pi ampio). La politica, dunque, è chiamata a svolgere un molo di conciliazione e sviluppo del «sistema paese». Ma siamo sicuri di parlare dell'italia che è, e non di quella che vorremmo fosse?

Il progetto Il quarto anno di incontri «Interesse Nazionale» un piano per l'identità «Quali le radici culturali dell'Italia?»: su questo tema si è svolta ieri a Milano una tavola rotonda promossa dall'Aspen Institute Italia, in collaborazione con il «Corriere della Sera» è Rcs MediaGroup, rappresentati dal direttore Ferruccio de Bortoli, dal presidente Piergaetano Marchetti e dall'amministratore delegato Antoneilo Perricone. il dibattito, che si è tenuto nella Sala Montanelli ed è stato moderato dal presidente di Aspen Giulio Tremonti, ministro dell'Economia e delle Finanze, è stato introdotto dal ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi (ne pubblicheremo il testo) e dal professor Guido Rossi. L'iniziativa di ieri, parte integrante del progetto «Interesse Nazionale», ormal da quattro anni porta all'attenzione del dibattito un nuovo concetto di bene comune e la valorizzazione dell'identità, della cultura e delle ecceilenze italiane. il progetto è affidato al presidente onorario dell'istituto Cesare Romiti, e coordinato da Giovanna Làuno, direttore generale delle attività nazionali. L'Aspen institute Italia è una associazione caratterizzata dall'approfondimento culturale, dalla discussione non ideologica, dallo scambio di conoscenze. La missione dell'istituto è rintemazionalizzazione della Ieaderslzip imprenditoriale, politica e culturale del Paese, attraverso un libero confronto tra idee, per identificare e promuovere valori, conoscenze e interessi comuni. Per ulteriori informazioni: www.aspeninstitute.it.

A destra: Giulio Tremonti, Sandro Bondi e Piergaetano Marchetti *** all'Intemo