- La lettera Al vertice di Valencia nessun tentativo di rinvio, l'italia era pronta a entrare subito Prodi: per l'euro scrissi a Kohl e Chirac Il colloquio con Azriar E' una ricostruzione errata quella secondo la quale di fronte al no di Aznar avrei awiato lo sforzo per rispettare i criteri di convergenza La manovra doppia deI 97 Il raddoppio a 62.500 miliardi di lire della manovra economica 97 fu la traduzione dell'impegno dichiarato nelle lettere di ROMANO PRODI Caro Direttore, lunedì scorso, nella sua rubrica di risposta alle lettere al «Corriere», Sergio Romano, che io seguo e leggo sempre con attenzione e interesse, ha ripreso una vecchia storia (mi sia permesso di chiamarla così) riguardante l'ingresso dell'Italia nell'euro.
Secondo questa storia, nel corso di un vertice italo-spagnolo del settembre 1996 a Valencia, io avrei cercato di indurre il presidente del governo di Madrid, José Maria Aznar, a fare fronte comune con l'italia per ammorbidire i cosiddetti parametri di Maastricht e consentire, così, ai nostri due paesi di entrare nella moneta unica anche senza il pieno rispetto delle condizioni stabilite a livello europeo. Solo di fronte al rifiuto di Aznar, io avrei deciso di avviare il grande sforzo per rispettare nei tempi previsti i criteri di convergenza, cosa che poi effettivamente avvenne, come tutti gli italiani ricordano bene.
Per quanto pi e pi volte riproposta sulla stampa, quella ripresa da Sergio Romano è una ricostruzione dei fatti che non corrisponde alla realtà. E' una ricostruzione, infatti, che si basa su un'intervista rilasciata dal presidente Aznar al «Financial Times», intervista che lo stesso Aznar ebbe in seguito, su questo punto specifico, a smentire.
Le cose, in realtà, come già altre volte ho chiarito ma vale evidentemenite la pena di tibadire, andarono così. Formato nel maggio del 1996 il governo da me presieduto, decisi subito che dovevamo fare di tutto per entrare nell'euro insieme al primo gruppo dei paesi europei.
L'italia che, dopo le distruzioni della guerra, aveva costruito il proprio benessere scegliendo la strada dell'apertura all'Europa e dell'Europa unita, non poteva in alcun modo mancare questo decisivo appuntamento della storia.
Con il ministro del Tesoro, che da appassionato europeista condivise immediatamente ed in pieno questa scelta, decidemmo, tuttavia, che, senza un'approfondita analisi dei conti, non sarebbe stato responsabile, e dunque in alcun modo possibile, modificare l'evoluzione della finanza pubblica disegnata dal precedente esecutivo e che, per l'italia, prevedeva il raggiungimento dei parametri di Maastricht con un annodi ritardo rispetto agli altri paesi europei.
Trascorsi i mesi di giugno, luglio ed agosto a studiare insieme al ministro Ciampi tutti i conti, arrivai alla conclusione, sempre in piena sintonia con il ministro del Tesoro, che ce l'avremmo potuta fare. Fu così che ai primi di settembre, cioè una decina di giorni prima dell'incontro di Valencia con Aznar, ti- tornando in aereo dalla Turchia all'Italia insieme al mio consigliere diplomatico Enzo Perlot e al direttore degli affari economici del Ministero degli Esteri, Roberto Nigido, che di lì a poche ore avrebbe preso al mio fianco il posto dell'ambasciatore Perlot, scrissi due lettere identiche, indirizzate l'una al cancelliere tedesco elmut Kohl e l'altra al presidente francese Jacques Chirac. In quelle lettere comunicavo ai governi di Germania e Francia, le due grandi potenze ed i veri «motori» dell'Unione Europea, il fermo impegno del mio governo ad adottare tutte le misure necessarie per portare l'Italia nell'euro sin dal suo avvio.
Questo, auspicando un'azione comune tra Italia e Spagna, fu ci che dissi anche al presidente del governo spagnolo quando lo incontrai alla metà di quel mese di settembre di quattordici anni fa. Glielo dissi in italiano, avendo insieme deciso che il colloquio avvenisse senza interpreti, fidandoci, forse a torto, delle nostre rispettive capacità di intendere l'uno la lingua dell'altro. 11 raddoppio, approvato dal Parlamento, da 32.500 a 62.500 miliardi di lire, della manovra economica della Finanziaria per l'anno 1997, correttamente ricordato dall'ambasciatore Romano, fu proprio la traduzione concreta dell'impegno dichiarato nelle lettere al cancelliere tedesco e al presidente francese. 11 seguito della vicenda, cioè l'ingresso dell'italia nell'euro, mi sento di poter dire che rimane come uno dei punti pi alti della nostra recente storia nazionale.
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